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venerdì 17 novembre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Il tempo di un tango

di Maria Caruso - martedì 07 novembre 2017 ore 18:39

Oggi vado a ballare!. Muovo male i miei passi, sono poco più di una principiante. Mi sono iscritta alla scuola di tango dopo aver finito gli impegni scolastici e adesso è diventata la mia passione. Sono all’Officina del tango a Lucca, in compagnia di amici. L’ambiente profuma di tempi antichi e dalle vetrate si intravede il lavoro prodotto dall’uomo che giace in attesa di acquirenti o di probabili invii in terre diverse, chissà, ma che importa?. Il mio sguardo è rivolto ai ballerini, quelli che sanno, quelli belli, quelli che ne sanno più di me, ma anche alle ballerine specie quelle brave e le osservo con una punta di invidia. Forse un giorno diventerò come loro. Non ho fretta, il tempo matura la fatica, l’impegno e i frutti, prima poi, verranno raccolti. 

Le luci soffuse celano gli sguardi e le passioni nascoste tra i ballerini, mi sento smarrita, non ho il coraggio e l’intraprendenza di sostenere una “mirada”, poiché ho poco da offrire e da trasmettere, all’ipotetico compagno di ballo, semmai si degnasse di invitarmi. La gavetta è doverosa, il tango argentino mescola il maschilismo all’invito alla donna ad essere disponibile. In generale e magari poi, nel particolare, ma io questo ancora non lo so. Qualcuno mi invita, si certo, probabilmente, dopo ci mettono la croce sopra. Forse non mi inviteranno mai più. 

Sono una che non molla mai, che si da un tempo per tutto e nell’attesa, assaporo il mio futuro da tanghera provetta, immaginandomi di ballare divinamente e sogno ad occhi aperti. Sogno di trovare un ballerino, di quelli che ti portano via con lo sguardo e ballando assaggiano tutto di te e mimano l’amplesso, premessa di quel che sarà. Ahimè, non mi piace nessuno in particolare. Beh da tempo non riesco a trovare interessanti gli uomini e mi dico sia per una pre menopausa incipiente che si fa strada nel mio corpo e, questi sono i primi segnali?. Va bene tanto sono lì non per cercare un uomo, sono lì per non pensare a niente, per chiudere gli occhi ed estraniarmi dal resto, dai problemi, dalla quotidianità, dalla routine, dal lavoro. Sono lì e questo basta. 

A meglio vedere i ballerini però, sono attratta da un uomo in particolare. Muove i suoi passi con passione, non si divide dalla donna di turno, è lì con lei e la lega a sé, convinto che da quel ballo, nascerà tutto il resto, la condivisione, la donna per la vita. Ma poi, finita la tanda, capisce che non è quella giusta e a sedere! Succede. Allora gli occhi dallo sfondo vivace, ricercano altre ballerine, quelle che sente di dover invitare, alle volte anche senza un perché, ma seguendo l’impulso di un momento. I suoi capelli brizzolati, lunghi abbastanza da coprire un po’ la fronte e il collo, si scostano seguendo i movimenti del suo viso ed io penso: “Troppo lontano da me, non mi inviterà mai a ballare, mi devo rassegnare. Per ora è così, ma sì, tanto non farei poi una gran bella figura..”. 

Invece per smentire i miei pensieri per lui insignificanti, poiché non li conosce, mi si avvicina e con fare elegante, mi porge la mano, come richiede la consuetudine. Il cuore batte leggero, è la mia prova del nove. Non sono ancora pronta per ballare con lui, troppo in apprensione nell’eseguire i movimenti, per capire le “marche”, per badare alla postura, ma l’emozione galleggia nella pancia. Le guance divampano, ma mi dico: “Tanto lo sai che sei emotiva, è lo stress”. Lui si attiene alle pause richieste dalla musica e dalla sua voglia di interpretarla e si sofferma a cercare i miei occhi. Dovrei restare sottomessa e non guardarlo negli occhi e invece, voglio sostenere quello sguardo, intendo tener testa a quel linguaggio, ricavando la forza per farlo, dal tremore interiore che avverto. 

Sostengo che la paura si supera con l’azione e allora sono lì con lui. Cerco ti tenere il passo e lui, chissà se capisce. Forse ci diciamo qualche parola forse no, non so il suo nome, ma di che preoccuparsi tanto, non mi inviterà mai più. Domani non lo rivedrò più. Da dove viene? Dove potrei ritrovarlo? Cenerentola non ha perso la scarpetta e lui non è il principe che gliela riporterà, non tocca a tutti. Lui si è perduto nel ballare con me? Si è sentito felice? Vorrebbe stringermi ancora fra le sue braccia? Chi lo sa! Un inizio ha sempre una fine per un uomo interessante, senza radice ne orizzonti, ma consumato nello spazio di una tanda. Meglio così, nessuna complicazione, nemmeno novità per cambiare lo stato attuale delle cose. 

Passa del tempo, dell’altro tempo, che prepara un destino ad un futuro forse diverso, ma al momento nessuno lo sa. Mi vesto da strega, vestito nero trasformato da me per l’occasione tagliato in più punti con una scollatura più che adeguata.. Bisogna mettersi in mostra, mi dicono le mie amiche, per farsi invitare e a me, sembra di chiedere l’elemosina, a fare queste benedette mirade e spesso, infatti, le evito, ma non perché me la tiro ma semplicemente perché non mi piace l’esibizionismo puro, poiché semmai deve essere mirato alla conquista, allo scopo. 

Sono a Pisa alla Stazione Leopolda per la gran serata di halloween. Sono diventata nel frattempo più brava. Riesco a farmi trasportare dalla musica e non ho bisogno di capire dove sono i miei piedi e che stanno combinando per ballare. Vengo invitata finalmente!. Ho i clienti fissi, quelli che si trovano bene a ballare con me, quelli che ci provano, quelli che sono amici. Sono seduta con la mia amica sulle sedie per i single e di fronte a me ad un tavolo, un volto, che ho già rivisto. Non è familiare, ma è interessante. Con passo a me sembrato svelto, viene verso di me, ma non fin da subito, dopo avermi vista o forse dopo avermi osservata o forse dopo niente, Me lo chiedo e non ottengo risposte. Del resto non ho domandato e lui non ha dichiarato il suo interesse. 

Bene non so il suo nome. Nemmeno lui sa il mio. Che importa balliamo. Giri intorno alla pista. Non ricordo niente della musica, dei passi fatti, ma rammento solo le sue mani su di me. Emozione pura e guance arrossate. “Ancora, ma dai, ora che ti prende?” dice la mia mente in silenzio. Il suo sguardo rapisce la mia attenzione, la stanza diventa vuota d’improvviso, non c’è nessun altro. Come può essere successo?. Il mondo è chiuso in un abbraccio, conosco lui, la sua realtà, il mio sentire. La tanda non finisce, ma forse è finita e anche se sono stata riportata a sedere, continuo ancora a danzare nuovi balli e nuove melodie. 

Un altro uomo!. Un’altra tanda!. Sto ballando con un altro?. Non lo so. Bugiarda, parlavo e neanche sapevo, davanti a me c’è lui, ma finisce tutto così, come l’altra volta, esiste, solo per un frangente. Lui poi sta con un’altra!. Non è venuto da solo!. Meglio così, meno problemi e meno complicazioni. Nessun aiuto per capire e misurare la temperatura alla mia storia attuale. Non ho poi l’età per tornare ad essere la ragazzina che esce in cerca di un’emozione, ero lì per ballare. Punto e basta. 

Passa del tempo, altro tempo. Domenica di dicembre, noiosa e stupida. Mi vesto senza ricerche particolari con un vestito e le calze color della carne, tanto so che non dipende da questo o altro, l’esito della serata. Cerco le amiche per andare a ballare. Nessuna è disponibile. Finalmente Rebecca viene con me ma arrivo tardi al Globo Verde a Pisa verso le 20 e 30. Non vedo l’ora di immergermi nella musica per dimenticare e non pensare. Mi aspetta Mario che appena mi vede sorride e mi dice: “Finalmente!”. Mi invita subito a ballare e non solo lui, ho la fila!. Bene, che soddisfazione!. Finalmente!. Poi si avvicina un uomo quasi di corsa ed esordisce: “E’ un mese che ti cerco..” con un sorriso estasiato. Non sicura si rivolgesse a me, per non alzarmi a vuoto, come qualche volta è successo, rimango seduta e rimando: “Sei sicuro di dire a me?”. “Certo e a chi altro?” risponde interessatissimo. 

Chiaro il sentiero, difficile dubitare, lui è alle porte di un sole che confina con le mani intrecciate dell’abbraccio in un tango. Si dicono i corpi, che si posson cercare, gli occhi sprofondano nei meandri dell’interpretare un si o un no, a seconda del mormorio del cuore, nel momento. Si dice in giro che nulla accade per caso, la gente di sempre si mescola alla nuova e lui è nuovo di zecca. La musica dolce, più volte sentita, assume i contorni della perfezione, quando oltre a far muovere gambe e braccia, si agitano emozioni, stupendo la mente poco attenta, a seguire l’istante. E’ accaduto ancor prima di essere un fatto. Accoccolata in un abbraccio, non riesco a mantenere un respiro regolare, poiché il suo sguardo e il suo sorriso, sfiorano i miei capelli, giocano nel cercare la mia bocca, per strappare e sigillare con un bacio, a firmare un contratto. 

Corre il tempo, gareggia la fine per vedere chi resta in piedi e il pensiero è lui. Non è da sciupare, ma è solo da scoprire, cosa ci può essere, al di là di una porta. Si cade con un bacio che non è accaduto e non si concede niente a chi non significa ancora altro che una revoca. Che disastro. E’ già successo, il resto svanisce nel nulla, ma lui non vuole più lasciare niente al caso per un eventuale incontro di fortuna o imprevedibile. Adesso ha bisogno della certezza di ritrovarmi come e quando vuole, con la pretesa che io sia li, non a dire di si, ma a vedere se riesco a smentire quel che lui sente per me. 

In un mondo inutile se non mosso dall’amore lui cerca l’anima mia, sminuisce un contatto fisico a scapito di quello del cuore. Ci chiamano posti abbandonati e forse mai esplorati, abbracciandoci e aprendo un sentiero da percorrere se lo si vuole con la volontà. Io e lui, la verità si apre nuda con nuove giovani sensazioni ed emozioni. Che colore ha l’emozione e che sapore hanno le sue labbra se non le ho ancora assaggiate?. Gli do modo di contattarmi. Ok!. Mi chiede solo di potermi vedere il giorno dopo. Ok!. Possiamo vedere che odore ha una vita mai spesa per qualcosa che forse potrebbe valere?. 

Andiamo di nuovo a ballare in un’altra milonga. Danziamo, cercando di capire se quel che si è provato si può ancora risentire. Curiosa di capire cosa avrei testimoniato a stare di nuovo a muovere i miei piedi vicino ai suoi, capisco invece di non essere più tanto convinta nel ballare il tango con gli altri. Mi sento così strana e diversa. Vorrei gridare e sfogare quanto urla in silenzio la profondità della mia essenza. “Ci sono gli stessi chilometri da qui a casa mia, che facciamo?” mi chiede con un filo di voce, roca per l’emozione. “Entro le otto di domattina devo tornare a casa..” dico con voce tiepida. 

Salgo in macchina e rimango seduta ad ascoltare le mie sensazioni per vedere se la destinazione è il paradiso o l’inferno. È notte fonda e il suo letto aspetta il nostro incontro. Per il tempo di tango o per l’intera vita. 

Maria Caruso

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