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Interviste martedì 06 dicembre 2016 ore 09:47

Le mie radici, dove gli anziani tornano bambini

Giovanna Lattanzio è la presidente di un'associazione di volontariato che si occupa degli anziani e che ha accolto Qui News nella struttura dedicata



TRESANA — In un piccolo Comune della Lunigiana, ovvero Tresana, esiste una realtà, altrettanto piccola, ma dal cuore enormemente grande. Si tratta di un centro che nasce e vive grazie a dei volontari che si occupano degli anziani soli che, talvolta, restano tali semplicemente perché i figli sono costretti a lavorare tante ore al giorno per far fronte alla crisi.

All'interno di questo centro, che apre le sue porte al mattino e le chiude nel tardo pomeriggio, si trovano una decina di persone in tutto che si occupano di recuperare i signori e di dedicare le loro ore nel tenergli compagnia.

Quando nasce questa struttura e perché?

"Nasce sei anni fa sotto un'altra presidenza. Questa struttura è stata rimessa in piedi da alcuni volontari che si sono occupati di rifare la pavimentazione, tinteggiarla e rimetterla completamente a nuovo, ovviamente il Comune è stato fondamentale. Ed è nata proprio per il bisogno di stare accanto a quelle persone che, soprattutto nei paesini più sperduti del nostro Comune, hanno bisogno di assistenza e compagnia."

Quanti sono i volontari che si adoperano affinché la struttura funzioni?

"Sono dieci in tutto, tra volontari e autisti. Quest'ultimi sono fondamentali perché i nostri anziani non sono in grado di muoversi autonomamente in quanto i parenti non hanno le possibilità, per questioni di tempo, di portarli e venirli a prendere. Inoltre, il nostro servizio si estende oltre il nostro Comune, raggiungendo anche gli altri più vicini. E poi ci sono due ragazze, mandate dalla Società della Salute della Lunigiana, che si occupano delle attività insieme al resto dei volontari, e sono Rachele Galeazzi e Katia Marchini, entrambe bravissime."

Quali sono le attività che svolgete all'interno del centro?

"Le attività sono tante ma cerchiamo sempre di non forzarli, ogni persona è libera di partecipare o meno ai nostri lavori manuali, di pittura, di disegno e di gioco. Abbiamo anziani che soffrono di demenza senile o che hanno avuto ictus, e le attività che svolgiamo li hanno migliorati tantissimo. Hanno recuperato diverse delle loro capacità cognitive."

Come si svolge normalmente una giornata qui a Le mie radici?

"Al mattino, verso le 11.45 arrivano tutti i nostri ospiti. La maggior parte di loro si ferma a pranzo che serviamo grazie al fatto che di sotto si trova la mensa scolastica. Con un buono possono pranzare tutti insieme e chiacchierare tra di loro. Dopo, ovviamente, c'è il rituale di Beautiful, momento solenne in cui tutte le nostre signore stanno in silenzio e seguono la trama. Poi si passa alle varie attività: c'è chi gioca a carte, chi si adopera nel disegno e nel colorare, chi nei lavoretti manuali come la creazione di bamboline, di soggetti con la pasta modellabile e tanto altro. Nonostante l'anzianità sono tutte molto partecipative."

Svolgete anche altre attività durante il corso dell'anno?

"Siamo molto attenti all'incontro generazionale. Ovvero, cerchiamo di organizzare delle recite e degli scambi con i bambini delle elementari affinché gli anziani possano non solo tenersi attivi ma tramandare ai più piccoli le loro tradizioni, le storie e le fiabe. Festeggiamo la Festa della Donna, il Natale e ci adoperiamo per organizzare altre manifestazioni durante l'estate. Proprio nel periodo estivo ci dedichiamo anche ai bambini con il campus. Non manca, poi, la collaborazione con le altre associazioni del territorio perché crediamo che l'unione faccia la forza soprattutto in Lunigiana e ci piace molto unirci alle iniziative del nostro sindaco Matteo Mastrini che è sempre molto attivo per la comunità di Tresana."

Ma chi sono i vostri ospiti, possiamo conoscerli meglio?

"I nostri ospiti sono soprattutto signore, un paio più giovani ma, per le altre, l'età si aggira tra gli 85 e i 95 anni. Le più attive sono proprio le più anziane che ci stupiscono giorno dopo giorno durante i pomeriggi di creatività. Colorano dentro ai bordi, giocano a carte come dei professionisti incalliti e raccontano storie che ci fanno divertire. Ospitiamo anche chi ha altri problemi anche se ci occupiamo soprattutto di anziani."

Come riesce a sopravvivere questo centro?

"Principalmente grazie alle donazioni. Abbiamo tante persone e famiglie che nel Comune, anche se non con grandi cifre, ci sostengono continuamente e questo ci dà la possibilità di andare avanti. Organizziamo anche degli eventi, come ad esempio la tombola, che raggiunge livelli di partecipazione straordinaria!"

Per concludere, che cosa significa per lei Le mie radici?

"Le mie radici è una bella realtà che cerchiamo di portare avanti con impegno affinché queste persone non restino mai sole."

Un punto di aggregazione, quindi, per i non più giovani che possono approfittare della disponibilità, della gentilezza e della bravura di volontari competenti per passare le giornate in compagnia, assistiti e circondati d'amore per il prossimo.

Anastasia Biancardi
© Riproduzione riservata



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