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giovedì 15 novembre 2018

Attualità mercoledì 07 novembre 2018 ore 15:35

Archeologi scoprono la dieta degli antichi lunensi

Era molto ricca e a base di carne. Le indicazioni emerse dall'ultima campagna di scavi dell'università di Pisa a Luni



PISA — Anfore per vino, olio e salse di pesce, vasellame da cucina e da tavola e, ancora, in grande quantità, ossa di animali residuo dei pasti. L’ultima campagna di scavi dell’Università di Pisa condotta a Luni ha portato alla luce nuovi reperti che documentano la vita quotidiana dei lunensi nell’età tardo antica, fra il sesto e il settimo secolo dopo Cristo.

“E’ emerso che gli abitanti dell’area consumavano vino ed olio provenienti dai mercati mediterranei, in particolare dal Nord-Africa, dall’Asia minore e dalla fascia costiera siro-palestinese, e che avevano una dieta molto ricca, a base di carne – racconta la professoressa Simonetta Menchelli dell’Ateneo pisano che ha diretto gli scavi - lo studio dei reperti delle ossa e dei vasi da cucina ha evidenziato infatti un notevole consumo di maiale, ed anche di bovini ed ovini, oltretutto macellati in giovane età, indizio di una comunità con un alto tenore di vita”.

La campagna di scavi ha documentato una complessa stratificazione databile dall’epoca romana sino agli inizi dell'ottavo secolo, quando la città passò dal dominio bizantino a quello dei Longobardi.

"In particolare - si legge in una nota dell'università di pisa -  gli archeologi hanno portato alla luce cospicui resti di due domus romane costruite agli inizi I secolo a.C. e già individuate negli anni precedenti. Nella domus meridionale sono stati ritrovati dei pavimenti a mosaico e, al di sotto, i resti di un’altra domus costruita intorno al 130 a.C., sulla quale fu costruita, ampliandola, quella del I secolo. Su quest’ultima residenza, nel corso del secondo secolo dopo Cristo, si impiantò un ulteriore edificio quadrangolare di notevoli dimensioni, diviso in almeno tre ambienti, per la cui sottopavimentazione furono utilizzati grossi frammenti di intonaco dipinto, prevalentemente di secondo stile pompeiano, con tutta probabilità derivati dalla distruzione dei muri della domus sottostante". 

"Il riutilizzo di strutture preesistenti  - spiegano dall'ateneo- è testimoniato anche nell’area della domus settentrionale, occupata nel quarto/quindo secolo dopo Cristo da un impianto artigianale per il lavaggio e la produzione di tessuti. Qui gli archeologi hanno individuato i resti di vari edifici costruiti in parte sfruttando i muri preesistenti e in parte con strutture lignee, in particolare tettoie rette da pali. Fra tutti è risultato particolarmente ben conservato un lungo ambiente rettangolare con il focolare al centro, una struttura tipica delle abitazioni di età tardo antica/altomedievale".

Hanno partecipato agli scavi anche gli studenti dell’Università di Pisa, dell’Istituto Parentucelli Arzelà di Sarzana e del Liceo Costa di La Spezia, coordinati sul campo dal dottore Paolo Sangriso, con i dottori Stefano Genovesi, Alberto Cafaro, Silvia Marini, Rocco Marcheschi. In particolare, lo studio dei reperti archeoozoologici è stato eseguito da Julie Reynaert dell’Università di Ghent, con Traineeship Contract con l’Università di Pisa.

Al progetto degli scavi hanno inoltre partecipato il professore Adriano Ribolini del Dipartimento Scienze della Terra (con gli studenti della Laurea Magistrale in Geofisica di esplorazione ed applicata) per le indagini Ground Penetrating Radar volte all’individuazione delle strutture sepolte e il professore Vincenzo Palleschi del CNR di Pisa per le rilevazioni mediante drone per la modellazione delle strutture in 3D.

I risultati della campagna archeologica sono stati presentati nel corso di un open day che ha visto la partecipazione di oltre 170 visitatori.



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