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Domenica 15 Febbraio 2026

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Caso & cambiamento

di Marco Celati - Domenica 15 Febbraio 2026 ore 08:00

La vita a volte è un caso e a caso viene e va. La sorte, il fato. Il Fato nella mitologia greca, ma anche romana, era perfino superiore agli Dei dell’Olimpo, Zeus e Giove compresi. Era una forza ineluttabile che governava o incombeva sulla vita degli uomini e degli Dei e anche questi ultimi dovevano piegarsi alle sue decisioni irrevocabili divenendone solo esecutori. Erano le Moire. O mia bella Moira, no, non mi lasciare, non mi devi rovinare, o no, no, no, no, no!”, faceva una canzone di parecchio tempo fa. Più o meno.

Erano dette anche Parche che proprio parche poi non erano, semmai piuttosto porche. Cloto iniziava a filare la vita, Lachesi misurava il filo e dispensava durata e sorte e la peggio, Atropo, zac, tagliava il filo e ciao. “Taglia, cuce e fa lo zigo zago”, era lo slogan di una macchina per cucire del secolo scorso. Insomma le Parche ci cuciono addosso un bel cappottino che noi indossiamo a piacimento, ma, quando va bene, dura una stagione..

Il caso ha diverse varianti: una è la “Serendipity”. Il termine deriva dall'antico nome persiano dello Sri Lanka, in passato Ceylon, Serendip o Serendippo. Fu coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole nel 1754, ispirato dalla fiaba persiana Three Princes of Serendip, I tre Principi di Serendippo, in cui i protagonisti scoprivano inaspettatamente cose preziose che non stavano cercando. Chi cerca trova, ma se o cosa trova spesso non si sa. Comunque cerca. Avevo un amico, ricercatore, ovviamente precario, all’Università di Pisa. Gli dicevo, cerchi, cerchi, ma che cazzo trovi? Dovreste essere “trovatori” e non solo ricercatori. Chissà se è ancora precario. Rispondeva, se non cerchi non trovi. Rideva della mia rudezza. Forse aveva trovato la ricetta della felicità e la stava brevettando segretamente. Purtroppo ci siamo persi di vista.

La “Serendipità” è la capacità di fare scoperte fortuite e inattese, nonché la possibilità di trovare qualcosa di non cercato e imprevisto mentre si stava ricercando altro. Colombo, ad esempio, scoprì l’America mentre stava cercando le Indie. John Cusack nel film Serendipity, per un paio di guanti ed altre peripezie, si imbatte nell’amore che poi perde e ritrova per caso, non senza averlo cercato, mandando all’aria il suo matrimonio. I bei finali sono un po’ fasulli, non sarebbero fasulli se non fossero bei finali, però ci piacciono. A volte ne abbiamo perfino bisogno.

Poi ci sarebbe, nientemeno che, “L’eterogenesi dei fini”, un concetto più severo, utilizzato anche da Marx per spiegare il capitalismo, il profitto e l’alienazione. Più che con il caso, spesso e volentieri ha a che fare con il calcolo occulto o la macchinazione. Dal greco heteros, diverso, e genesis, origine o generazione, è un principio, formulato dal filosofo e psicologo tedesco Wilhelm Wundt, vissuto tra l’800 e il 900, secondo cui le azioni umane spesso producono conseguenze non intenzionali o risultati finali diversi da quelli prefissati o intenzionalmente perseguiti. E, aggiungo, a volte, orditi apposta. Viene descritto come il passaggio da un mezzo originario a un fine inatteso. L’eterogenesi dei fini introduce la Serendipità come risorsa creativa. In suo nome sono state commesse cose positive o nefandezze, nel corso della storia. E la storia confonde spesso i mezzi con i fini. Il fine giustifica i mezzi? Frase in qualche modo attribuita a Machiavelli, oppure sono i mezzi che si trasformano in fini e ci condizionano? Il denaro e il lavoro, per fare un esempio, anzi due, sono mezzi che spesso diventano fini. In genere quando mancano o sono troppi.

E inoltre c’è la “Sincronicità”, che non sembrerebbe legata al caso, ma alla fine lo è o lo diviene. La Sincronicità è il concetto più difficile da capire. Almeno per me. Fu introdotto dallo psicanalista svizzero Carl Gustav Jung nel 1950 e definito come un principio di nessi a-causali”. Non c’è causa, ma il caso è sempre in agguato. Casuale, ma non causale, come un’anagramma. La Sincronicità è una coincidenza tra più eventi slegati da un rapporto di causa ed effetto che però inducono nuove consapevolezze e cambiamenti. Consiste in un legame tra due cose che avvengono in contemporanea, connesse tra loro quasi per caso, senza alcun nesso che le leghi, ma in modo tale che l'una influisca materialmente sull'altra e finiscono per rivestire estrema importanza per il nostro presente e il nostro futuro. Così in qualche modo possono riguardarci e condizionarci. Questi fatti apparterrebbero a un medesimo contesto o contenuto significativo, come due orologi che siano stati sincronizzati sulla stessa ora. Ciò che esclude i componenti del Partito Democratico e della sinistra italiana -ma anche della maggioranza e della destra del Paese- che sono come gli orologi delle torri o dei campanili: non ce n’è uno che vada in sincronia con l’altro! Ce lo ripeteva spesso il sapiente Remorini, che chissà se era junghiano. Sicuramente era comunista.

Il concetto di Sincronicità dalla psicologia si è trasferito nella fisica. Wolfagang Pauli, fisico austriaco naturalizzato svizzero, in cura da Jung per una sorta di dissociazione psichica, lo ha usato per le sue intuizioni della meccanica quantistica. Dalla dissociazione non è chiaro se guarì, in compenso nel 1945 prese il Nobel per la Fisica. La Sincronicità si rivelava essere il principio ideale per sciogliere molti dei dubbi innescati anche nel modello di triade della fisica classica: primo: il tempo, secondo: lo spazio, terzo: la casualità. Al "quarto escluso" è stato dato, appunto, il nome di Sincronicità. Vi prego di non chiedermi perché. La psiche, la fisica e ancor più quella quantistica, per me restano misteri assoluti e impenetrabili.

Posso solo dire che, non soltanto, findai tempi di Aristotele, tertium non datur”, a questo punto anche del quarto” c’è da dubitare, essendo escluso. Non solo! Le agenzie finanziarie mi telefonano spesso per propormi la Cessione del quintodella pensione e io, oltre a chiedermi come cazzo fanno quei rompicoglioni ad avere il mio cellulare, penso che di certo al mondo, ormai, sia rimasto ben poco. Persi il terzo, il quarto e il quinto, in una scala da uno a cinque, possiamo solo contare sul primo e sul secondo. Una minoranza di opportunità.

Il caso è il destino a cui si può andare incontro o da cui si può provare a fuggire. Attraversa le nostre vite. Inseguire il nostro destino vuol dire assecondare i nostri demoni. Fra non molto saranno le macchine, le intelligenze artificiali a determinare o calcolare il nostro destino, inteso come futuro. I rischi, le possibilità, le sue probabilità. I robot più o meno umanoidi ed umani. Del resto nemmeno tutti gli uomini sono umani. Che tenerezza quando Alexa, senza essere interrogata, mi dice che è tanto che non ascolto musica e mi chiede se deve trasmettere qualcosa! Mi fa tristezza. A volte penso si senta sola, messa da parte, trascurata. La uso solo per accendere o spegnere la luce e per i rumori di fondo della tempesta e della pioggia per addormentarmi, coprendo il fastidio degli acufeni che mi affliggono, nel silenzio notturno. Così si sente sminuita. E questo vale anche per il povero Google, che utilizzo solo per il tempo e le notizie del giorno. Sembrano niente più che elettrodomestici, eppure forse hanno un primo barlume di coscienza di sé, una meccanica sensibilità. Elementare e artificiale, ma non meno complessa. E forse sarà questa la vera intelligenza? L’intelligenza, del resto, è molto sopravalutata. Sicuramente sono solo oggetti di mercato, ma a volte mi viene da pensare che sia necessario avere comprensione e cura per tutto ciò che vive, animato o meno.

Le macchine intelligenti, impiegate in sanità, ci aiutano a vivere. Alcuni strumenti di diagnostica medica sfruttano l’antimateria, le antiparticelle e l’energia che rilasciano annichilandosi a contatto con la materia, per le informazioni metaboliche sullo stato dell’organismo. I defribillatori ci salvano dagli infarti del cuore. Spero che presto, con l’evoluzione della fisica e della robotica, inventino macchine per resuscitare gli infermi, defribillatori per rianimare le coscienze con un nuovo motore dei sogni. E qualcosa che dia energia nuova e pulita al mondo.

Ne diverremo totalmente dipendenti o addirittura asserviti? Non lo so e dipende. Questo testo è scritto avvalendomi di Wikipedia, che sostengo economicamente come posso, perché continui a darci conoscenza e resti, fin che può, senza inserzioni pubblicitarie. Ma non è scritto avvalendomi dell’Intelligenza Artificiale che mi alletta ogni giorno con la proposta di nuove facilitazioni e mirabilia. L’Ignoranza Naturale mi basta ed avanza. E ci tengo ai miei errori. Scrivere dipende da quel poco che ho letto, studiato, appreso. E dalla vita che ho fatto. E sono io, siamo noi.

Tutto viene o può venire a caso, il destino è incerto, e forse è compromesso il futuro. Avrei intenzione di non rinnovare la tessera annuale del mondo e del tempo. Così come sono, non sono più il mio mondo e nemmeno il mio tempo. E non che rimpianga il passato, rimpiango piuttosto il futuro. Ne ho malinconia. Quando parliamo di cambiamenti parliamo di cataclismi, quello climatico ad esempio. E ci chiediamo se sia per caso, ma sappiamo che non è per caso. Che possiamo essere noi il caso e la mutazione, in negativo o in positivo, al netto di Atropo, la tagliatrice, che porta a fine il suo compito, in barba a tutte e tutti. Una coscienza di cambiamento sarebbe necessaria per proporre al caso un futuro diverso per gli uomini e la Terra.

Marco Celati

Pontedera, Febbraio 2026

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Il Cambiamento”, Giovanni Caccamo with Patti Smith & Jesse Paris Smith

https://youtu.be/ENoN8hqjFEk?si=irdL9F-h3ezIAsy7

Marina”, Rocco Granata, 1959

https://youtu.be/mWksAbZQoO8?si=08hnoCZ6uUB0vvOE

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati