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martedì 25 gennaio 2022

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​L’importanza del lavoro di rete

di Federica Giusti - venerdì 05 novembre 2021 ore 07:30

Nell’ideale comune, lo psicologo è come un piccolo topo d’appartamento, sempre solo, nel suo studio, con i suoi pazienti, senza interagire con nessun altro, almeno non per questioni di lavoro. Ecco, vi assicuro che non c’è niente di più falso!

Ah, forse sì, una credenza comune che deve essere sfatata ancora di più è l’associazione psicologo=lettino. Ebbene vi comunico che no, non tutti gli psicologi usano il lettino, perché ci sono numerose e diversissime scuole di pensiero e non tutte hanno l’impronta freudiana della psicanalisi.

Ma torniamo al nostro psicologo-topo. Lavorare con la vita delle persone è cosa assai complessa e delicata ed è quasi impossibile farlo da soli. Non dipende dalle abilità del terapeuta, ma dalla complessità della situazione che, in alcuni casi, porta verso un lavoro a più mani, un lavoro di rete.

Conoscere altri colleghi dei quali fidarsi e ai quali poter fare un invio è, a mio avviso, fondamentale. Così come lo è avere una serie di professionisti dei quali poter dare il contatto in caso di bisogno, dallo psichiatra alla logopedista, passando per i medici e i fisioterapisti, fino ad arrivare agli avvocati e ad altri specialisti.

La cosa più complessa da fare quando si apre la partita iva e si inizia questa libera professione, è proprio riuscire a crearsi una rete valida, alla quale affidarsi e con la quale confrontarsi. Una rete che deve a sua volta diventare una sorta di organismo vivente, con maglie che si allargano e si restringono in base alle singole necessità. Ed in quanto vivente, anche questa rete, a mio avviso, ha bisogno di cure ed attenzioni, altrimenti si irrigidisce e, alla fine, si esaurisce.

Gli specialisti con i quali collaboro credo che si siano rassegnati ai miei lunghissimi messaggi vocali di aggiornamento. Le colleghe vedono spuntare gruppi abbastanza frequentemente e si possono passare ore al telefono per confrontarsi su quella che potrebbe essere la migliore strategia da adottare per gestire al meglio una determinata situazione.

Prendiamo il caso dell’invio. Si potrebbe pensare che si tratti banalmente di avere in rubrica una serie di numeri da girare a terzi, ma non è così. Paradossalmente inviare ci mette ancora più in difficoltà che prenderci carico noi stessi di una situazione. La difficoltà sta nella fiducia che noi nutriamo nei confronti del collega (o dello specialista o professionista del caso) che deve essere altissima perché noi ci mettiamo la faccia facendo quel nome. Ecco perché, per me, è fondamentale dare e ricevere feedback con una certa regolarità, altrimenti quella base di fiducia viene meno, con il tempo, e rimane l’idea di aver dato un contatto a vuoto.

Lavorare il rete è come lavorare in maniera più intensa. Sicuramente, conti alla mano, è più faticoso e dispendioso, ma ha il grande, grandissimo vantaggio di permettere ai professionisti e, quindi, alla persona direttamente coinvolta, di ottenere il miglior risultato possibile.

Tutto questo si perderebbe se rimanessimo dietro le nostre scrivanie, comodamente seduti sulle nostre poltrone, sentendoci dei super eroi in grado di poter fare tutto da soli, senza necessità di metterci mai in discussione e di aprirci al nuovo e al diverso.

In più di dieci anni di attività ho attivato tantissime collaborazioni, alcune andate a spegnersi, molte ancora in essere, e continuo a farlo proprio perché credo nel grande potere del fare rete.

Federica Giusti

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