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giovedì 25 febbraio 2021

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​Con-te

di Libero Venturi - domenica 24 gennaio 2021 ore 07:30

E così abbiamo ancora il Conte bis. È stato per ora smentito il detto: non c’è bis senza ter. Alla Camera maggioranza assoluta, ma al Senato solo relativa. E siccome “godiamo” di un bicameralismo perfetto, questo può rappresentare un problema. In sostanza il Primo Ministro Conte ha superato l’esame appena sopra la sufficienza. Tuttavia, diciamo la verità, meglio avercelo un governo perché siamo ancora in mezzo alla pandemia. Stiamo contrattando le quote di vaccino, protestando per i ritardi delle imprese farmaceutiche e stiamo confermando le cifre del Recovery Plan, le più alte d’Europa, cercando di convincere i partner europei dell’adeguatezza dei progetti presentati per contrastare la crisi. Sperando che di adeguatezza si tratti. Bisogna resistere fino al semestre bianco, fine luglio 2021, quando le Camere non potranno più essere sciolte in virtù dell’elezione del Presidente della Repubblica, il cui mandato è ormai a scadenza. Così facendo, con il Parlamento e il Governo attuali, forse abbiamo la speranza di avere un nuovo Presidente, almeno non destrorso. A meno che anche a Sergio Mattarella non sia proposto lo stesso scenario di Giorgio Napolitano e, nel caso, lui accetti. Ma sarebbe la seconda volta.

Certo, tornando al vaccino, l’eventuale penuria, a seguito della defezione della Pfizer, si risolverebbe se passasse la stupefacente proposta di Letizia Moratti, neo assessore regionale alla sanità della Lombardia: vacciniamo in base al Pil, chi ce l’ha più alto -non più lungo- insomma chi produce di più, abbia la precedenza. Assecondiamo lo sforzo produttivo del paese, cribbio! C’era mancata in questi ultimi tempi la Moratti, l’avevamo colpevolmente e negligentemente persa di vista. Dove si era nascosta? Forse era a portare la solidarietà di famiglia al Centro di San Patrignano. In meneghino si dice mej de Gallera, Letizia se spera. Giulio Gallera era l’ex assessore alla sanità lombarda. E si vede che piutost che nient, l'è mej piutost. Siamo a questo, ma tirèmm innanz.

In un siffatto quadro il PD soffre. In tutta questa ricerca di volenterosi, di costruttori, di sostenitori, escono fuori anche i disponibili, i portantini, i portatori d’acqua, generosi e rassegnati. Ancorché fieri. Noi Dem incarniamo l’accademia dei rassegnati, gli eterni responsabili. Siamo spesso e volentieri un partito di rassegnata disponibilità. Quand’eravamo Pds la “esse” stava per sinistra e forse, usando una terminologia giovanile, anche un po’ per “sottoni”. Un neologismo che si fa capire. A suo modo denota pazienza e umiltà. Comprensione, speriamo non sottomissione. Non troppa. Farsi carico, sobbarcarsi. Ma tant’è.

Conte è doverosamente salito al Colle e ha conferito con il Presidente Mattarella, ricevendone un più saldo viatico per la parlamentarizzazione della crisi. Del resto l’Italia è una repubblica parlamentare e le Camere le scioglie il Presidente della Repubblica che nomina il Presidente del Consiglio e, su sua proposta, pure i ministri. Se però non c’è crisi di governo il Presidente della Repubblica rientra nella neutralità costituzionale, nel rispetto delle prerogative del Parlamento eletto dal popolo. Parlamento da cui anch’egli, a propria volta, viene eletto.

A Conte è stato richiesto di buttar giù -anche solo in brutta, per carità- un programma, un patto di fine legislatura. Così, per conoscenza. Il fatto è che Italia Viva ha l’argento vivo addosso, Renzi soffre di ipercinesi e risulta “inaffidabile”. Pare, per inciso, ne abbia sofferto anche Lapo Elkann, l’ha detto da Mara Venier. Capace quindi che “la quarta gamba” dei volenterosi “raccolti” -raccattati suona peggio- a sostegno del governo sarà anche più tranquilla, come sostiene il fin troppo convinto giornalista Peter Gomez, ma saremmo curiosi di sapere per fare cosa. Speriamo solo per puntellare il governo. Che andrebbe anche bene. Altro, si tratterebbe di capire. L’appello agli europeisti non sovranisti, socialisti e popolari, avanzato da Conte, rischia infatti di essere piuttosto estensivo, visto che, fra i volenterosi, si va dal socialista Riccardo Nencini fino alle destrorse Renata Polverini -ex sindacalista Cisnal e Ugl- e Mariarosaria Rossi -ex bunga bunga e segretaria particolare di Berlusconi- passando per il centro -o quel che ne resta dopo i casini dell’Udc- e sconfinando tra gli italiani all’estero di “Italia 23”. L’anno, non l’ora. Si parla ovviamente di estensione da un punto di vista politico perché, per quanto riguarda i numeri, al Senato, c’è ancora carenza.

E comunque mi piace quando volano gli stracci. La Meloni ironizza su Conte che dichiara di volare alto, ma lo farebbe volando con “Mastella Airlines” e la moglie di Mastella, la senatrice Sandra Lonardo -a sostegno di Conte, di se stessa e del marito- ricorda giustamente che la leader dei Fratelli d’Italia volò con la confortevole “linea aerea Scilipoti” per “conservare il suo posticino di ministra -della Gioventù- del governo Berlusconi”. Domenico Scilipoti infatti fu indagato per corruzione in seguito al suo chiacchierato passaggio dall'IdV al PdL nel 2010, funzionale al salvataggio del governo del Cavaliere. L'indagine però venne archiviata. E ci dimentichiamo Antonio Razzi! Ma forse non è un caso. È pietà verso noi stessi.

Che dire? Sperém in ben, per restare nel lombardo veneto. Il governo resta; speriamo non resti al palo. E chissà che succederà nei farraginosi meandri rappresentativi e già poco decisivi delle commissioni parlamentari. Meglio non sapere. Conte non brilla, come le stelle offuscate dei 5Stelle: alcune delle quali, non lo sanno, ma sono già spente anche se una pallida luce siderale continua ad arrivare fino a noi. Chissà quale sarà il loro futuro, se sarà comune: “5Stelle Con-te”? Chi vivrà vedrà. Renzi non ci fa una gran figura, però se vota contro in Senato, il governo cade, ammesso che lo voglia fare e che i suoi adepti glielo consentano. Alla fine il troppo stroppia anche per i più fedeli. Il fatto è che “il nostro”, quando si affaccia all’agone politico lo fa sempre con un eccessivo clamore. Intelligente, spigliato -inglese a parte- parla a braccio, senza appunti, fa le sue sparate da imbonitore: se perdo me ne vado! Quando mai? Fa il simpaticone. Noi toscani ce l’abbiamo nel sangue. Da Vespa, che se lo guarda umido, è perfetto. Però ha un che di ansiogeno, sembra che, invece che in Senato, sia ancora con Mike Buongiorno alla Ruota della Fortuna, dove esordì giovanissimo. E vinse pure. Da noi ha vinto molto e perso di più. Più o meno le stesse cose, lette dalla “sua” senatrice, Teresa Bellanova, a me sono risultate più comprensibili: sono sembrate politica e non fatto personale. E su alcune di esse, poche, mi trovavo perfino d’accordo. Dispiace dirlo.

Apprezzo chi cambia opinione; chi non lo fa mai per principio alla fine è un citrullo. Il mondo cambia. In questi giorni è morto Emanuele Macaluso, storico dirigente comunista, proprio nel centenario della nascita del Pci. Pur essendo modesta la mia esperienza nel partito, mi hanno dato da riempire un questionario di ricordi che mi sgomento ad affrontare: sia il questionario che i ricordi. Capace è già scaduto. Macaluso è stato sindacalista, senatore, direttore dell’Unità, del Riformista e molte altre cose. Leggeva e scriveva di continuo: Togliatti gli aveva spiegato che “un uomo politico che non scrive è un politico dimezzato”. Era con Giorgio Napolitano un “migliorista” che seppe inoltrarsi nella trasformazione degli ideali comunisti e socialisti contribuendo a migliorare idee e società: “È poco? Bisogna farlo. È molto? Bisogna farlo”. Per la società, per il mondo del lavoro. Inoltrarsi, ma anche distinguersi. Ecco, io apprezzo percorsi simili, processi di trasformazione lunghi e coerenti, anche quando non li condivido del tutto. Invece disprezzo il trasformismo e continuo a non dimenticare chi ha governato prima a destra con i sovranisti della Lega e poi con il centrosinistra di Pd e Leu. Benché questo cambiamento sia avvenuto, almeno per Conte, con un’apprezzabile risolutezza. Però la superficialità, l’improvvisazione e l’indifferenza politica mi sembrano il segno distintivo di questo tempo e a me non piacciono. Come non mi piacciono i populisti grillini che abbracciano destra, centro e sinistra: sono una debolezza che è potuta sembrare una forza. Tutto ciò andrà bene per una fase difficile e transitoria, emergenziale appunto, ma non come prospettiva lunga per l’Italia, in Europa e nel mondo. Lo dico non per l’oggi, ma pro futuro. Ora che Biden ha giurato davanti al popolo americano e a Bernie Sanders con le muffole di lana e plastica riciclata, mentre Trump se n’è andato e qualcosa, speriamo, cambierà.

E infine una cosa. Chiediamo a professori e studenti di insegnare e studiare tramite Dad, la didattica a distanza, con l’ausilio dell’informatica. E allora è avvilente vedere i senatori che segnano su carta i voti di fiducia, come maldestri scolari, fino agli ultimi due pronunciamenti di Nencini e Ciampolillo, riammessi al voto in extremis: al “votofinish”. E tutti a spuntare, penna alla mano, come incerti scrutatori. Sembrava di essere alle elezioni comunali nel seggio della De Amicis. Cosa aspettiamo a modernizzarci: il Recovery Plan? La Camera è già stata informatizzata. Siamo o non siamo un sistema parlamentare a bicameralismo perfetto? E allora rassegniamoci e attrezziamo anche il Senato. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

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