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mercoledì 14 novembre 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Minime

di Libero Venturi - domenica 01 luglio 2018 ore 07:50

Prima parte

Si dovrebbero pensare e scrivere delle “massime” da consegnare agli ipotetici lettori, ma ad un dizionario minimo di pensieri domenicali si addicono più delle “minime”. Appunto. Da qui questo breve ed arbitrario inventario di “pillole di saggezza”, diviso in due parti per comodità di lettura. Non si tratta di considerazioni minime in sé, anzi, alcune sono frasi di grandi autori. È l’assenza di un nesso logico tra le considerazioni che ne fa una serie di minime. Frammenti di un senso che forse non esiste. E comunque minime, ma non sempre o fatalmente pensieri deboli o brevi.

“La nostalgia ci seduce”, non so se è mia o se l’ho letto o sentito dire. Ma è vero, almeno per quello che mi riguarda. Sono un nostalgico, un malinconico, ma non tanto del tempo passato. Rimpiango piuttosto ciò che non è stato e il futuro che non sarà. Ho sempre pensato, e non senza presunzione od errore, che la felicità sia per gli stupidi e la tristezza per le persone serie. La tristezza e non la depressione, che è una patologia. La tristezza, che è uno stato d’animo. E l’animo o è una cosa nobile e triste o non è.

“Catturate il vento nelle vostre vele” è una frase di Mark Twain. Anzi il pezzo di una frase più lunga, questa: “Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite”. Però tutta la frase mi suona un po’ retorica, a parte e nonostante il richiamo alle cose non fatte. E, quanto al rifiuto del porto sicuro, preferisco l’Ulisse di Saba: “Il porto accende ad altri i suoi lumi; me al largo sospinge ancora il non domato spirito, e della vita il doloroso amore”. Meno esortativa e più intimista ma, proprio per questo, più toccante per me. Anche meno esornativa, che si dice di ciò che serve ad ornare, magari anche troppo. Invece, se si prende solo “catturate il vento nelle vostre vele”, ecco che torna l’esortazione per tutti e per ciascuno. Ma, più che l’esortazione e il monito, l’auspicio e la speranza da rivolgere soprattutto ai giovani. Anche e soprattutto a quelli che hanno perso la fiducia e la voglia del loro futuro e non studiano, né lavorano più e, se gli dici quella frase, ti manderanno ‘affanculo o, peggio ancora, non ti degneranno di sguardo o parola. Si chiama cesura generazionale. Ma “catturate il vento nelle vostre vele” è bellissimo.

“Chi non si salva da sé non lo salva nessuno, nessuno lo può salvare” è di Cesare Pavese. Dove “nessuno lo può salvare” non è solo una ripetizione del concetto, ma una sua spiegazione. Ancora più drammatica e solitaria. Dice nessuno può, non tanto non succede, nessuno può; forse nemmeno se volesse qualcuno potrebbe salvarti, se non ti salvi da te, da solo. Al fatalismo islamico di chi dice inshAllah, “se Dio vuole”, preferisco il volontarismo cristiano che fa dire “aiutati che Dio ti aiuta”. Intendiamoci, inshAllah è rispettabilissimo, presuppone anche più fede, a tal punto da sconfinare nel fideismo che, a sua volta, può tracimare nel fanatismo. Forse perché il Corano non ha avuto, come la Bibbia, un Nuovo Testamento e una Chiesa ufficiale per storicizzarlo. Le religioni sono fedi e rivelazioni o ideologie, inverando le quali si sono fatte o giustificate ottime e pessime cose; ancora oggi, a non fare i conti con la storia. Se fossimo rimasti al Vecchio Testamento non saremmo diventati nemmeno cristiani, come, secondo Croce, non possiamo non dirci. Avremmo avuto credenze fuori o indipendenti dal tempo e un Dio di spada e vendetta, non di amore e perdono. Tra le parabole del Vangelo, una delle mie preferite è quella, dura, dei talenti. Il Signore deplora il servitore che gli restituisce il talento consegnato e, invece, loda i servi che hanno messo a frutto i talenti assegnati in base alle capacità. Magari avrebbe potuto limitarsi a deplorare il servo pigro e inutile, considerato anche malvagio, invece di cacciarlo e gettarlo “fuori nelle tenebre” dove “sarà pianto e stridore di denti”. Misteri della fede, ancora più misteriosi per me non credente. Perché il Signore dice “mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso”. È dove ha seminato e non è venuto raccolto? Ho spesso un tremendo mal di denti, quelli rimasti, che mi viene da piangere. Chi non si salva da sé, non lo salva nessuno. Eppure nessun uomo sarebbe un’isola. Siamo almeno parte di arcipelaghi sparsi. A Pavese sappiamo come andò a finire, forse perché ciascuno deve salvarsi da sé, ma non necessariamente da solo. Però i suoi versi e i suoi scritti sono rimasti e ce l’hanno salvato per sempre. Probabilmente perché era più bravo a scrivere che a vivere o forse perché solo “il seme che muore produce molto frutto”. Un giorno tutti moriremo, è poco, ma purtroppo è sicuro. Il problema sono tutti gli altri giorni. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

Pontedera, 1 Luglio 2018

Libero Venturi

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